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FIANO

Il vitigno Fiano di Avellino vanta origini latine ed è illustre discendente della Vitis Apiana, il pregiato vitigno i cui frutti generavano un vino che assicurava eleganza e raffinatezza ai banchetti dei patrizi romani.

La Vitis Apiana, ossia la "Vite delle Api", cosi denominata per la dolcezza dei suoi acini piccoli e zuccherini, tanto graditi alle api, è stata identificata in seguito con la Fiana di Lapio, uno dei ventisei paesi della provincia di Avellino dove, per le ottime condizioni di maturazione, le uve Fiano hanno ottenuto il prestigioso titolo di vino D.o.c.g.

 

GRECO

Il più antico dei vitigni campani autoctono, il Greco di Tufo, era noto già ai più famosi scrittori latini tra cui Varrone, Virgilio e Columella che lo citava nel suo trattato sull’agricoltura, il "De re rustica". Il vitigno era noto come Aminea Gemina Minor, dalla forma del suo grappolo bifido.

Da questo antico vitigno nasce il pregiato bianco omonimo, il vino più conosciuto nel mondo tra i vini della Campania, insieme al Taurasi D.o.c.g.

Matura in ottobre, teme il gelo ed esprime le sue caratteristiche migliori in una ristretta area dell’Irpinia, dove trova le condizioni pedo-climatiche ideali.

Il grappolo è  mediamente piccolo, sferico, di fondo giallo cosparso di piccoli punti tendenti al roseo.

  

FALANGHINA

Il vitigno Falanghina è di origine incerta. Alcuni studiosi lo annoverano tra i pregiati vitigni dell’antichità, altri lo fanno invece risalire alle più moderne coltivazioni della prima metà dell’800, collocandolo in alcune province della regione Campania, in particolare i territori del napoletano e del casertano. Qualunque sia l’epoca della sua comparsa, questo vitigno ha incontrato in particolari microaree dell’Irpinia e del Sannio le condizioni climatiche e territoriali ottimali che ne consentono la massima espressione.

Le sue uve, dal grappolo di forma allungata e con acino di media grandezza generano un vino bianco secco di grande interesse e di forte personalità.

 

AGLIANICO

Vitigno antichissimo e pregiato discendente da quella "Vitis hellenica"  decantata dallo scrittore latino Lucio Giunio Columella (I sec. d.C.) nel testo di agronomia, “De re rustica”, l’interessante trattato sul modo di praticare l’agricoltura nell’Italia dell’Impero Romano nel I secolo.

La Campania, soprattutto nelle sue  aree territoriali Irpinia e Sannio, è riuscita non solo a recuperare il prezioso vitigno,  denominato a partire dalla fine del XVI secolo "Aglianico",  ma anche ad esaltarne le già eccellenti caratteristiche e ad affinarlo nel tempo.

Oggi la vite è allevata a guyot (ossia a cordone speronato) a sesti fitti, con una resa media di 80 quintali per ettaro.

 La vendemmia inizia sempre nella seconda metà di ottobre e si chiude entro il 10 novembre.

Dai frutti del vitigno Aglianico, a bacca nera, si ottiene uno dei più famosi e pregiati vini d’Italia, fiore all’occhiello e motivo di vanto anche all’estero: il "Taurasi".

 

PIEDIROSSO

Tra i vitigni classificati da Plinio il Vecchio in terra campana, figura la Colombina Purpurea, l’attuale Piedirosso, nella provincia  napoletana denominato "Pere’e Palumbo". Nonostante la sua zona elettiva sia Napoli, è una varietà ampiamente coltivata nelle province di Salerno e di Avellino, dove assume una caratterizzazione di grande interesse tanto da venir utilizzato come vino da taglio con l’aglianico nella produzione di rossi meritevoli di invecchiamento.

L’uva Piedirosso presenta un grappolo di misura più o meno grande con acini a volte di forma sferica a volte ovale e di colore nero violaceo. 

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Febbraio 2013 12:11
 

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